Intervista a Guillermo Sullings.

Dicono che c'è crisi, Di che crisi stiamo parlando?

Si parla di crisi perché le crisi congiunturali fanno notizia e bisogna parlare e preoccuparsi di esse, a seconda dei temi che mettono i formatori di opinione dei media. Ma poche volte si parla dei problemi di fondo dell'economia capitalista, perché quello non fa notizia.
Ed in realtà queste crisi successive, non sono altro che i segni visibili di un gran problema di fondo. Naturalmente se ci mettessimo a parlare di tutte le contraddizioni del capitalismo la faremmo molto lunga; così prendiamo un tema centrale: l’iniqua distribuzione delle entrate. Da questo derivano moti dei mali attuali; in primo luogo per ovvie ragioni dato che genera emarginazione e diseguaglianza e quindi sofferenza crescente nei popoli. Ma inoltre dato che il calo nel potere d'acquisto dei popoli nuoce alla continuità del sistema consumistico, l'unico modo per poter mantenere i livelli di consumo è stato quello dell'indebitamento crescente: indebitamento delle persone, delle aziende e dei governi. E quando l'indebitamento arriva a livelli incontrollabili, esplodono le crisi finanziarie. Ed allora comincia la pantomima ipocrita dei sostenitori di questo sistema perverso, che accusano alcuni governi di indebitarsi irresponsabilmente, ed ai paesi di avere consumato a credito oltre le loro possibilità di pagamento. E certo che qualcosa di vero c’è, ma quello che non ci dicono è che gli stessi sostenitori di questo sistema sono quelli che hanno promosso l'indebitamento per fare buoni affari con le loro banche, e sono coloro che hanno promosso il consumismo per fare buoni affari con le grandi industrie. Ed allora arrivano i tagli, la disoccupazione, la recessione, l'impoverimento; ma non per la crisi; quello che fa la crisi è far cadere l'illusione che il sistema funzioni bene. In definitiva stiamo parlando di una crisi di fondo del sistema capitalista, una crisi terminale che porta irrimediabilmente al collasso se non si risolve la gran contraddizione della distribuzione delle entrate ed il suo correlato finanziario che è la crescente ed esponenziale canalizzazione delle risorse finanziarie verso la speculazione e l'usura.

Torino, 4 luglio 2011 -

"Prendiamo le distanze da chi si è comportato in maniera violenta: l'obiettivo della manifestazione era circondare in maniera pacifica il fortino della Maddalena e esprimere il dissenso a questa opera inutile. Mi auspico che tutto il Movimento No Tav prenda le distanze da quanto accaduto ieri, dove alcune frange estranee al Movimento No Tav hanno assalito il fortino della Maddalena.
La lotta nonviolenta ha bisogno di guadagnare il consenso nel sentire comune della gente per avere successo, se ciò non avvenisse, allora non possiamo che aspettarci sfortunatamente un’escalation di azioni isolate e violente."

Dichiara Tony Manigrasso, segretario nazionale del Partito Umanista, in relazione alla manifestazione di ieri, dove ha partecipato insieme a migliaia di altre persone (almeno 90mila), contro la costruzione della linea ad alta velocità per il trasporto delle merci, in Val di Susa. Una partecipazione pacifica e nonviolenta, ribadita dallo striscione che ha aperto lo spezzone umanista "La forza della nonviolenza".

Ieri, le forze dell'ordine hanno perso un'altra occasione per non fare figuracce: abbiamo documentato che, in molti casi, hanno lanciato gas lacrimogeni inutilmente e contro chiunque.
A questo proposito ci permettiamo di rispondere al Capo dello Stato Napolitano che il progetto eversivo a cui rispondere con fermezza è la costruzione inutile del Tav; come ci permettiamo di rispondere al Ministro dell'Interno Maroni che il tentato omicidio è quello messo in atto dalle Forze dell'Ordine e non dai manifestanti. Le loro dichiarazioni dimostrano che siamo già in una dittatura.

Osservare poi come i mass-media hanno descritto la manifestazione con le cronache della giornata, lascia l'amaro in bocca e ci si rende conto di come agisce la menzogna dell’informazione del sistema: tutto quello che è stato detto dai mass-media tradizionali è falso.
Avrebbero dovuto scrivere 90mila manifestanti (bambini ed anziani compresi) intossicati dai gas lacrimogeni contenenti CS.
È stata ridotta la pacifica invasione della popolazione (non solo della Val di Susa, ma di tutti coloro che sono contrari alle grandi opere inutili) ad una invasione di Black block (fantasmi inventati dalla Polizia italiana per giustificare ogni reazione violenta).

Possiamo certamente affermare che le persone si dividano fra i "leccapiedi" e quelli che portano in gola il bruciore di un gas che ti soffoca; il Partito Umanista si auspica che ci siano sempre meno "leccapiedi", così che la manipolazione dell’informazione non riesca e le opere inutili non vengano costruite.

Il 12 e il 13 Giugno 2011, i cittadini saranno chiamati ad esprimersi su quattro importantissimi quesiti referendari. Per essere validi, è necessario che il 50% + 1 degli elettori si rechi alle urne.

In 2 quesiti referendari (schede rossa e gialla) si tratta della difesa del bene comune primario, l'acqua: negli ultimi anni, le recenti politiche, stanno regalando l'acqua alle multinazionali affinché si arricchiscano alle spalle dei cittadini.
VOTA SI, per dire NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA, per difendere i servizi pubblici locali, per difendere i beni comuni, affinché nessuno possa lucrare su un bene di prima necessità che è patrimonio di tutti.

In un altro quesito referendario (scheda grigia) si tratta del nucleare: altro grandissimo business, che però ha dimostrato tutta la sua pericolosità, da Chernobyl a Fukushima, e che già il popolo italiano con un referendum aveva bocciato nel 1987.
VOTA SI, per dire NO AL NUCLEARE, e sviluppare una seria politica basata sulle energie rinnovabili e su un nuovo modello di sviluppo.

Nel quarto quesito referendario (scheda verde chiaro), si tratta del legittimo impedimento, varato dall’attuale Governo, per servire gli interessi di alcune persone che stanno cercando in ogni modo di non comparire davanti alla Magistratura, e rispondere presso di essa dei reati per i quali sono indagate.
VOTA SI, per dire NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO, per rivendicare una giustizia equa per tutti i cittadini, contro l’utilizzo ad personam della giustizia.

L’ONU è controllata proprio dalle stesse potenze che sono le principali produttrici di armi, che sono quelle che generano la maggior quantità di conflitti armati, e sono quelle che per difendere i loro interessi economici non esitano nel sostenere dittature sanguinarie quando gli conviene o sgominarle mettendole a ferro e a fuoco quando non gli conviene. E a soffrire della violenza sono sempre i popoli.[...]”

 

Potremo uscire da questo labirinto di violenza solo quando, invece di dipendere dalle risoluzioni ONU, il mondo si organizzerà in una vera Nazione Umana Universale.
Nel frattempo, bisogna compiere ogni sforzo per risolvere questi conflitti, come quello libico,
perché da un approccio violento alla violenza, non si produrrà la pace...”

L’obiettivo dell’intervento della comunità internazionale dovrebbe essere quello di stabilire una pace giusta tra le parti belligeranti. Una pace giusta sarebbe quella in cui non ci siano vincitori né vinti, ma nella quale tutte le parti finiscono per ottenere il conseguimento dei propri obiettivi principali.

Nel caso della Libia le parti contendenti sono varie tribù, tra cui quella di Gheddafi, ed il popolo ed ogni singolo individuo che vuole democrazia e libertà .

 

Per questo prima di tutto bisognerebbe proporre una mediazione tra le parti, con la cessazione immediata delle azioni armate. Nel caso della Libia, questo tipo di proposta non è stato ascoltato da parte dell’ONU ma c'è stata una presa di posizione che ha compromesso la possibilità di negoziazione, con minacce di sanzioni e di interventi militari fin dall’inizio. Come aggravante l’UE ha cominciato ad affermare pubblicamente che non c’era posto per Gheddafi, appoggiando in pratica un colpo di stato.

 

La forza di interposizione verrebbe in seguito, dopo l’accettazione della mediazione. La forza d’interposizione dell’ONU potrebbe aver luogo se fosse accettata dalle parti, anche per mezzo di pressioni della comunità internazionale, pagando in questo senso il prezzo di trasformarsi in una forza d’occupazione.

 

La forza di interposizione potrebbe garantire i corridoi umanitari per aiuti alla popolazione civile e l’evacuazione delle zone di conflitto così come per l’assistenza ai feriti. In ogni caso sarebbe importante che la forza d’interposizione fosse formata soprattutto da truppe fornite all’ONU da paesi dell’Unione Africana e della Lega Araba, nel contesto di una stretta collaborazione tra queste e l’ONU stessa.

 

Nel frattempo continuerebbe la negoziazione mediata che permetterebbe a ciascuna delle parti di conoscere e di tenere in considerazione il punto di vista dell’altra fino ad arrivare a un accordo soddisfacente per tutti, che eviterebbe la guerra, la tirannia e la repressione e che potrebbe passare per una nuova costituzione ed elezioni democratiche a medio termine.

 

D’altra parte, servirebbe una risoluzione dell’ONU che sostenga la mediazione e l’ingresso della forza di interposizione e che dovrebbe essere molto chiara in quanto al suo oggetto e ai suoi limiti. Limiti che devono arrivare sino alla difesa e mai all'attacco.

Purtroppo , questi bombardamenti sono stati supportati da una risoluzione ONU che ha dato il permesso di prendere tutte le misure necessarie (compreso i bombardamenti) per “proteggere” la popolazione civile, specialmente creando una no fly zone, decisione quindi belligerante e ben differente dalla mediazione.

 

Si dovrebbe approfittare del fatto che Gheddafi aveva annunciato un cessate il fuoco, proponendo una mediazione internazionale. Anche se l’ONU oramai sembra non sia già più nella posizione di poterlo fare, potrebbe dare il mandato alle organizzazioni della regione africana, già menzionate, o a qualche organizzazione internazionale della società civile, per portare avanti la mediazione.

 

In ogni caso, la mediazione all’inizio dovrebbe avere solo come condizione il cessate il fuoco da ambo le parti, non mettendo altre condizioni iniziali, lasciando aperte tutte le possibilità per conciliare le parti in causa.