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Partito Umanista - 18 aprile 2012

Avremmo preferito che non succedesse. Invece è successo. Il Parlamento ha approvato in via definitiva l’inserimento del “pareggio di bilancio” nella Costituzione italiana. Un Parlamento costituito da deputati e senatori che non hanno ricevuto nemmeno un voto da parte degli elettori, ma che sono stati piazzati lì dai vertici dei rispettivi partiti e quindi, proprio per questo, ancor più servili rispetto alle direttive dei suddetti vertici. Anche il governo che ha proposto il disegno di legge approvato non è mai stato eletto dai cittadini. In sintesi, nessuno in Parlamento è mai stato votato dai cittadini eppure hanno cambiato la Costituzione senza nulla chiedere a quel popolo che dovrebbe essere, sempre secondo la Carta, l’unico sovrano in questo paese.

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Oggi è una giornata di LUTTO Nazionale in particolare perchè in Italia è stata STRAVOLTA la COSTITUZIONE, Lo Stato è diventato un'azienda e noi i suoi dipendenti, altro che SANITA' ed EDUCAZIONE che erano il DEBITO per lo STATO e il CREDITO per noi.

Ora lo Stato dovà essere in CREDITO il che vuol dire che noi saremo in DEBITO, famiglie , aziende, e quindi fallieremo!

In fondo è facile il libro cassa: ENTRATE ed USCITE , se lo STATO è in DEBITO vuol dire che sta dando soldi ai privati, li stampa ovviamente,  o mette numeri nei computer che ci permettono di scambiare beni e servizi e fare funzionare l'ECONOMIA quella REALE.

Se lo STATO è in CREDITO vuol dire che ci sta togliendo SOLDI , servizi e BENI, vuole fare PROFITTO sulla nostra pelle, come fosse un AZIENDA.

Ecco cosa è il PAREGGIO di BILANCIO, il fatto che lo STATO diventa un'azienda e non è più uno STATO, noi non siamo più CITTADINI, non siamo più in DEMOCRAZIA.

 
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Partito Umanista Internazionale, novembre 2011 -

Quando gli umanisti osservano i processi sociali, politici ed economici in tutto il mondo e partecipano ad essi, non possono fare altro che riflettere sull'attualità, in questo momento storico, del Documento del Movimento Umanista, scritto da Silo nel 1993 (1). Dalla sua lettura si può comprendere fino a che punto la direzione della storia abbia confermato le tendenze lì spiegate e fino a che punto oggi, più che mai, sia necessaria l'unione di tutti gli umanisti del mondo, affinché le più profonde aspirazioni umane si possano trasformare in realtà.
Come partito politico ispirato a questa corrente dell'Umanesimo Universalista, in questo momento storico riteniamo necessario analizzare la situazione attuale, per arrivare a delle proposte di azione nel contesto mondiale presente.

L'ANALISI

L’irruzione delle nuove generazioni
Negli ultimi tempi c’è stata, in tutto il mondo, l’irruzione di diversi movimenti sociali che hanno colto di sorpresa tutti gli analisti e gli opinionisti che avevano decretato la fine della storia.
Le espressioni sociali di paesi tanto diversi come la Tunisia, l’Egitto, l’Islanda, l’India, la Spagna, il Cile e gli Stati Uniti, differenti in quanto a motivazioni e rivendicazioni, hanno in comune il fatto di aver avuto come protagoniste le nuove generazioni. Migliaia di giovani hanno iniziato a scendere nelle strade, a mostrare la loro indignazione per il mondo ingiusto ereditato, ad accettare la sfida di essere protagonisti del cambiamento sociale; hanno fatto tutto questo adottando la nonviolenza attiva come metodologia di azione.

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Partito Umanista, 14 novembre 2011 -

La caduta del governo Berlusconi non può che essere una notizia positiva. La gioia espressa da molte persone in questo frangente è assolutamente condivisibile perché i danni che il governo uscente ha procurato sono innumerevoli, non fosse altro che per il fatto che ciò che è caduto non è stato un vero governo, ma un lunghissimo spot pubblicitario durato tre anni e mezzo.
Nessuno ovviamente crede che ora i problemi del paese siano risolti per il semplice fatto che il presidente del consiglio più inutile che l’Italia abbia mai avuto ha lasciato Palazzo Chigi. Il pericolo, però, che vengano alimentate false speranze esiste ed è serio. Falsa è la speranza, per esempio, che possa bastare una compagine governativa ben accetta a livello internazionale...

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Intervista a Guillermo Sullings.

Dicono che c'è crisi, Di che crisi stiamo parlando?

Si parla di crisi perché le crisi congiunturali fanno notizia e bisogna parlare e preoccuparsi di esse, a seconda dei temi che mettono i formatori di opinione dei media. Ma poche volte si parla dei problemi di fondo dell'economia capitalista, perché quello non fa notizia.
Ed in realtà queste crisi successive, non sono altro che i segni visibili di un gran problema di fondo. Naturalmente se ci mettessimo a parlare di tutte le contraddizioni del capitalismo la faremmo molto lunga; così prendiamo un tema centrale: l’iniqua distribuzione delle entrate. Da questo derivano moti dei mali attuali; in primo luogo per ovvie ragioni dato che genera emarginazione e diseguaglianza e quindi sofferenza crescente nei popoli. Ma inoltre dato che il calo nel potere d'acquisto dei popoli nuoce alla continuità del sistema consumistico, l'unico modo per poter mantenere i livelli di consumo è stato quello dell'indebitamento crescente: indebitamento delle persone, delle aziende e dei governi. E quando l'indebitamento arriva a livelli incontrollabili, esplodono le crisi finanziarie. Ed allora comincia la pantomima ipocrita dei sostenitori di questo sistema perverso, che accusano alcuni governi di indebitarsi irresponsabilmente, ed ai paesi di avere consumato a credito oltre le loro possibilità di pagamento. E certo che qualcosa di vero c’è, ma quello che non ci dicono è che gli stessi sostenitori di questo sistema sono quelli che hanno promosso l'indebitamento per fare buoni affari con le loro banche, e sono coloro che hanno promosso il consumismo per fare buoni affari con le grandi industrie. Ed allora arrivano i tagli, la disoccupazione, la recessione, l'impoverimento; ma non per la crisi; quello che fa la crisi è far cadere l'illusione che il sistema funzioni bene. In definitiva stiamo parlando di una crisi di fondo del sistema capitalista, una crisi terminale che porta irrimediabilmente al collasso se non si risolve la gran contraddizione della distribuzione delle entrate ed il suo correlato finanziario che è la crescente ed esponenziale canalizzazione delle risorse finanziarie verso la speculazione e l'usura.

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