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Martedì 07 Settembre 2010 |
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IRAN E NUCLEARE: DOV’E’ LA RECIPROCITA’? |
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| Donald Rumsfeld ha di recente
fatto appello alla comunità internazionale perché impedisca all’Iran di dotarsi
di armi nucleari, definendolo “il principale fautore del terrorismo” e il
cancelliere tedesco Angela Merkel ha evocato l’ascesa del nazismo e chiesto di
agire subito per impedire all’Iran di sviluppare il suo programma nucleare.
| L’Iran viene presentato come un
pericolo per il mondo intero (forse per preparare il terreno alla prossima
guerra di Bush?). Si parla molto delle sue violazioni del Tnp (Trattato di non
proliferazione nucleare, entrato in vigore nel 1970), ma se andiamo a vedere la
realtà le cose stanno in modo ben diverso: l’Iran ha in effetti nascosto alcuni
impianti nucleari alle ispezioni dell’Aiea (Agenzia internazionale per
l’energia atomica), ma poi li ha aperti alle ispezioni. L’Aiea afferma di non
aver trovato indizi di attività militari, anche se non può escluderlo. Va
ricordato che il Tnp sancisce per tutti i paesi il diritto di sviluppare programmi
nucleari civili, sotto il controllo dell’Aiea, diritto a cui si appella Teheran
per giustificare le sue azioni.
Le violazioni del Trattato di non proliferazione nucleare: alcuni dati
Nonostante l’adesione al Tnp
comportasse l’impegno a smantellare i propri arsenali e a non aumentare le
proprie dotazioni, o ad accrescerne la potenza con nuove tecnologie, gli Stati
Uniti hanno ammesso di possedere 10.500 bombe, la Russia 20.000, la Gran Bretagna 185,
la Francia 450 e la Cina 400. Per non parlare di India e Pakistan, diventate
potenze nucleari dopo l’entrata in vigore del Tnp, nel 1970 e di Israele, che
tuttavia non ha mai
ufficialmente ammesso di disporre di un arsenale nucleare. Questi paesi non
hanno mai aderito al Tnp.
E non è finita, giacché negli ultimi anni è ripartita la corsa al riarmo nucleare: la Russia
sta progettando una terza generazione di sottomarini atomici e nel 2004 ha compiuto 16
esplosioni sperimentali di missili balistici. La Gran Bretagna
progetta nuove bombe nucleari per i quattro sommergibili Trident (ognuno di
essi ha la potenza di 384 bombe di Hiroshima) e gli Stati Uniti, oltre ad avere
una flotta nucleare composta da 18 sottomarini, stanno progettando bombe
piccole da usare nel campo di battaglia e altre che possano penetrare in
profondità nel terreno. Affermano inoltre che non sussiste più l’impegno a non
usare mai le bombe nucleari per primi. Di recente il presidente francese Chirac non ha escluso il ricorso alle armi
nucleari nei confronti di quegli stati che intendessero attaccare la Francia
ricorrendo ad azioni terroristiche.
La Nato si muove al di fuori degli
accordi dell’NPT, violandoli apertamente. Gli Stati Uniti hanno dislocato
bombe nelle varie basi americane in Europa: secondo l’ultimo rapporto del
Natural Resources Defense Council, le armi nucleari americane in Europa sono
circa 480, dislocate in otto basi aeree di sei paesi Nato. 150 in Germania, a Büchel, e
Ramstein; 20 in
Belgio, a Kleine Brogel; 20 in
Olanda, a Volkel; 110 in
Gran Bretagna, a Lakenheath; 90
in Italia, ad Aviano e Ghedi Torre; 90 in Turchia, a Incirlik.
In altre quattro basi (in
Germania, Grecia e Turchia) le armi sono state rimosse, ma potrebbero essere
allocate nuovamente se ritenuto necessario. Le bombe sono assegnate ai paesi
ospitanti e il lancio spetta alle forze aeree nazionali.
Nonostante le riduzioni
effettuate negli anni Novanta, rimangono in tutto il pianeta più di 30.000
testate nucleari, sufficienti a distruggerlo per intero 25 volte.
Nel mondo ci sono circa 400
reattori nucleari divisi in 20 paesi, e potenzialmente tutti questi possono
avere il combustibile necessario per la costruzione di una bomba atomica.
In confronto a questi dati
spaventosi, il pericolo rappresentato da un programma militare iraniano, su cui
tra l’altro non ci sono prove certe, appare davvero risibile. Siamo davanti
alla consueta, ipocrita arroganza americana, a cui si accodano paesi europei
come la Gran Bretagna,
la Francia e la Germania, a cui sono affidate le tratative con l’Iran pur
avendo violato clamorosamente il Tnp. Come per le armi di distruzione di massa
(mai trovate in Iraq, ma utilizzate per giustificare la guerra), di cui gli
Stati Uniti possiedono un nutrito arsenale, ci si muove in base a una logica
che nega la reciprocità e applica ad altri paesi proibizioni che non valgono per
se stessi o i propri stretti alleati. Insomma, Stati Uniti, Israele e vari
paesi europei possono tranquillamente ampliare i propri arsenali nucleari, ma
l’Iran no.
L’unica soluzione, il disarmo A questa logica perversa si può
rispondere solo imboccando una direzione opposta, con l’obiettivo finale del disarmo
nucleare globale e della totale eliminazione degli ordigni e degli arsenali
nucleari.
Passi intermedi rispetto all’obiettivo finale possono essere:
- la
riprese dei negoziati per la messa al bando delle armi e degli esperimenti
nucleari
- l’aggiornamento
dell’NPT in modo che vengano messi al bando anche l’uranio arricchito e il plutonio riprocessato, due dei principali
"carburanti" degli ordigni atomici
- la
pressione su paesi come India, Pakistan e Israele perché sottoscrivano il
trattato
- la
creazione di una zona libera da armi nucleari in Medio Oriente, che vada ad
aggiungersi alle numerose zone libere già esistenti (Sudamerica, Sud Pacifico, Sud-est asiatico,
Africa, Asia Centrale, Antartico, Asia Centrale).
- la definizione di un piano di disarmo, con
scadenze per lo smantellamento e programmi per le verifiche e i controlli, con
l’obbligo per le potenze nucleari di rispettarlo e l’affidamento all’ONU della
responsabilità di vigilare sul rispetto del trattato e sulla applicazione di
eventuali sanzioni
Commissione
Pace e Nonviolenza della Regionale Umanista Europea Febbraio
2006 |
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