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Pubblichiamo le foto degli incontri realizzati recentemente sull’Economia Mista, è stato molto piacevole incontrare diverse persone che hanno fatto diverse domande interessanti e ci hanno permesso di migliorarci e di prepararci per il Workshop sulla Democrazia Diretta del 9 Giugno a Milano all’Auditorium di Via Valvassori Peroni.

Incontro 3 Maggio  – Biblioteca di Baggio – Zona 7 – Milano

Economia Mista - Biblioteca Baggio

Economia Mista - Biblioteca Baggio

 

Economia Mista 3 Maggio alla Biblioteca di Baggio

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Riprendiamo un post precedente per allargare il discorso, come si vedrà piano piano tutti i tasselli si compongono nel mosaico.

Abbiamo visto come la co-partecipazione dei lavoratori alla direzione delle aziende, sia un passaggio necessario per applicare la democrazia diretta. Abbiamo anche accennato che la democrazia diretta dovrà essere il nuovo paradigma fondante di un nuovo sistema economico, che pone l’economia come motore dello sviluppo della soggettività, anziché dello schiavizzamento di milioni di esseri umani e dello sfruttamento violento della natura e delle risorse, come avviene tristemente oggi.

Le necessità basilari saranno coperte per tutti gli esseri umani, senza distinzione. Sia che sia fornito un reddito di cittadinanza, piuttosto che dei servizi gratuiti, a tutti verranno garanti sanità, istruzione, alloggio e qualità della vita pari al soddisfacimento delle necessità minime. Va da se, che in un sistema che pone i diritti umani al centro di tutto, il lavoro sarà sempre più’ una scelta soggettiva. Sarà possibile dedicare il proprio tempo ad altro e questo aprirà il campo alla libertà umana e alla soggettività dello sviluppo della persona.

Garantire la libertà d’impresa sarà un compito dello stato coordinatore, fornendo a tutti gli studi sulla richiesta di prodotti da parte della popolazione. Questo potrà facilitare le decisioni imprenditoriali, anche per indirizzarle sui prodotti realmente necessari sul territorio.

Banche a partecipazione pubblica erogheranno prestiti a interessi di costo (senza interessi) per facilitare l’accesso al credito.

In seno alla collettività, che a quel punto si troverebbe a decidere, si aprirebbero prospettive nuove ed interessantissime. Infatti, se i lavoratori potessero decidere cosa fare dei profitti, insieme alla proprietà (imprenditore), è logico supporre che un compromesso ragionevole sarà di investire in parte i profitti (nuovo capitale) nell’azienda stessa. La logica conseguenza sarà l’espansione e la diversificazione della produzione, che porta con se la diversificazione del lavoro stesso e la creazione di nuovi posti di lavoro. Se tutte le aziende applicassero questa logica, non e’ difficile intuire che dei lavoratori ben remunerati –in quanto una parte dei profitti finirebbe direttamente nelle tasche dei lavoratori- alzerebbero i consumi, generando un virtuosismo nella collettività.

 

Finalmente si realizzerebbe l’equazione :

Più’ produzione=più’ ricchezza distribuita fra tutti= più’ qualità della vita per tutti.

 

Ma c’è’ molto di più di questo. In un impresa dove i lavoratori realmente prendono decisioni e acquisiscono lentamente parti di propietà e si legano allo sviluppo in un dato territorio, cadrebbe ogni interesse per ogni possible delocalizzazione dell’impresa stessa. Nessuno deciderebbe di privarsi del proprio benessere e del proprio futuro, se fosse in grado di influire nelle scelte dei consigli di amministrazione. Nessuno, più dei lavoratori, vorrebbe lo sviluppo di un azienda della quale diventano lentamente anche proprietari.

Inoltre, lo stato coordinatore, potrebbe imporre dei dazi su quelle aziende che decidono arbitrariamente di delocalizzare le produzioni. Con i soldi così recuperati, si potrebbe indennizzare i lavoratori, oppure aprire aziende a partecipazione pubblica dello stesso settore dei lavoratori licenziati.

 

Concludendo: come si vede creare nuovi posti di lavoro è solo questione che ci sia la volontà di creare uno sviluppo che non sia per pochi privilegiati, ma per tutti indistintamente. Ingredienti indispensabili: primo volerlo, secondo l’economia mista.

 

Vincenzo Barbarulli

 

 

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Invitiamo tutti agli incontri del 3 e 4 Maggio a Milano, rispettivamente alla Biblioteca di Baggio (Zona 7) e a quella di Città Studi (Zona 3), dove approfondiremo, per il tempo che abbiamo, cos’è l’Economia Mista.

Maggiori info sugli eventi ( Biblioteca Baggio , Biblioteca Città Studi )

Introduciamo cos’è l’Economia Mista con un pezzo del prologo al libro “Economia Mista, oltre il Capitalismo” di Gulliermo Sullings.

[...]Molto è quello che si è tentato, e molto è quello che si è potuto imparare da ogni fallimento. Oggi sappiamo che non si tratta di imporre un’economia centralizzata e burocratica nella quale uno stato burocratico detta e controlla tutto, ma neanche si può sperare che il mercato amministri la giustizia sociale né che pianifichi lo sviluppo. Neanche si tratta di una “terza via” dove lo stato chiede al potere economico il permesso di realizzare timide riforme cosmetiche, perché ciò non è altro che capitalismo mascherato con buone maniere. Non si può parlare di sistemi misti come se si tentasse di mescolare acqua con olio, perché l’olio farà sempre in modo di finire sopra l’acqua; si tenta di creare un nuovo sistema, una nuova sostanza che forse riscatti alcune proprietà dell’olio e dell’acqua, ma incorporandone altre, più adeguate ad un essere umano che sta crescendo.

L’Economia Mista è un sistema appoggiato sui pilastri di una democrazia reale e partecipativa, non su una democrazia formale nella quale i pseudo rappresentanti del paese non sono altro che i soci e complici del potere economico, inerpicati nelle cupole dei partiti tradizionali, offrendo all’elettorato false opzioni che inevitabilmente finiscono in tradimento.

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Ti hanno sempre detto che se ti guardi bene intorno e ti dai da fare, alla fine un lavoro lo trovi. Hai bussato tante porte, risposto a 10.000 annunci e inviato 100.000 curriculum, ma niente da fare. Non solo non trovi un lavoro qualsiasi, ma peggio ancora non trovi nessun lavoro. Oppure trovi un attività precaria e mal retribuita, dove ti possono mandare a casa da un momento all’altro. Ti senti un fallito, incapace di avere successo e ti vivi la situazione come fosse un problema personale. Ma ci sono delle cose che devi sapere, senza pensare oltremodo che tutto dipende da te. Le cause di questo vuoto occupazionale sono molteplici e tutte hanno contribuito, in modi diversi. Una su tutte la delocalizzazione delle industrie italiane, chiuse per essere riaperte da altre parti del mondo; ma ce ne se sono ben altre. Molto hanno pesato gli orrori sociali portati avanti dai vari governi; infatti le bugie nelle decisioni dei vari ministri sono tristemente all’ordine del giorno. In questa galleria degli orrori, ci danno bella mostra di sé scelte folli quali l’allungamento dell’età pensionabile, la possibilità di assumere con contratti “fantasma” senza alcun diritto di stabilità, il blocco delle assunzioni nel pubblico e la nuova tendenza a facilitare i licenziamenti di chi un lavoro ce l’ha, attaccando frontalmente l’articolo 18. In questo simpatico quadro, la situazione è destinata ad aggravarsi ulteriormente, vedremo più avanti il perché.

Politicamente siamo alla barzelletta: i politici vanno in televisione con proposte di peggioramento per tutti, dicendo che lo fanno per noi.

Mentre mentono sapendo mi mentire, ci stanno dicendo che faranno di tutto per “salvarci”, per migliorare la nostra vita.

In realtà, stanno facendo esattamente il contrario: peggioramento della qualità della vita, eliminazione di tutti i diritti fondamentali, riduzione di redditi e pensioni, inquinamento libero, povertà generalizzata, speculazione selvaggia, corruzione sfrenata… questi i risultati delle scelte politiche degli ultimi anni!

 

Ma insomma, chi comanda in questa casa..io voglio un lavoro!.

Ma chi ha deciso tutto questo? C’è una concentrazioni di soldi senza precedenti nella storia, ma la storia recente insegna che chi ha il potere economico spesso ha in mano anche quello politico. Chi detiene il potere finanziario controlla il governo italiano ed impone ai cittadini politiche di austerità. In sostanza, chi ha tutti i soldi in mano si preoccupa principalmente di moltiplicarli attraverso le speculazioni, piuttosto che con l’economia reale. Questo viene fatto attraverso la finanza, quindi chi ha i soldi in mano non ha più nessun bisogno di creare nuovi posti di lavoro. Al massimo ha bisogno di ridurli e lo sta facendo tutti i giorni. Oltretutto, l’informazione che riceviamo è da loro controllata e spesso manipolata ad arte perché niente cambi.

In ultima analisi bisogna riconoscere che questo è il vero significato della parola neoliberismo: pochi “liberi” di fare quello che vogliono con la vita degli altri. Pochi “liberi” di manipolare l’informazione a loro piacimento. Pochi “liberi” di possedere tutto, oggetti e persone, senza che lo stato intervenga a fermarli.

 

La filastrocca della crisi e della ripresa

Ci hanno massacrato promettendoci un paradiso che non arriverà mai. Venti anni fa i più importanti giornali titolavano, in prima pagina, che dietro l’angolo si vedeva la ripresa. Ma nessuno si è mai preso la briga di spiegare da un punto di vista strutturale da dove arriverebbe questa ripresa. Gli anni sono passati e ci parlano ancora di ripresa in vista, è  giusto dietro l’angolo!

Intendiamoci la crisi c’è , nel senso che tagliano posti di lavoro, di fatto circolano sempre meno soldi…siamo ridotti con le pezze al culo, mentre la creazione di nuovi posti di lavoro ce la possiamo sognare la notte, perché giusto quello c’è rimasto da fare. L’agenda politica è incentrata sul pareggio di bilancio, i tagli e le tasse: da dove arriverà la crescita non è dato sapere. La verità è a questi signori l’uscita dalla crisi non interessa minimamente, anzi alcuni stanno traendo dei grandissimi vantaggi economici da quello che viene chiamata crisi, ma che in realtà è un gioco pilotato, dove alla fine il banco vincerà tutto.

 

Le vere cause della crisi

Se una cosa non funziona e non ti piace di solito si prova a cambiarla. Almeno, così mi insegnava mio nonno. C’è bisogno di cambiare profondamente le basi economiche di questa società, perché la crisi è il sintomo e non la causa del male profondo. Allora parliamo del male profondo, creato sicuramente da una cultura non-umana e violenta, ma che ha precisamente l’economia come canale espressivo. Una su tutte è una sproporzionata distribuzione della ricchezza prodotta, che sfugge dalle mani dei lavoratori finendo nel ciclo della speculazione finanziaria internazionale. Ma ve ne sono altre: i tassi bancari che sono nella sostanza usura legalizzata, lo sfruttamento e il possesso irrazionale delle materie prime, una cultura basata non sulla necessità ma sui desideri (consumismo), il fiorire dell’economia bellica a scapito di altri modelli di economia sostenibile, una concentrazione economica paurosa creata da un economia a carattere speculativo. Questa minoranza di finanzieri, di fatto al potere, promuove una democrazia formale che in realtà è una dittatura del denaro. Lo stato promuove leggi a loro favore, abbandonando i cittadini al loro destino.

Lo stato deve poter intervenire per garantire i diritti fondamentali

Lo stato a questo punto dovrebbe intervenire per ristabilire i diritti fondamentali, il punto centrale della discussione è in parte questo. E’ lo stato che deve garantire che la priorità siano i diritti dell’uomo, come paradigma fondante. Non può essere certo l’imprenditore che si fa carico in toto del diritto di vivere di un lavoratore. Comunque come vedremo più avanti, per fare una rivoluzione economica anche i proprietari di azienda saranno chiamati in causa. Si è detto una grande bugia dicendo che il lavoro precario avrebbe creato occupazione, ma è solo una sporca bugia. Il lavoro precario crea in realtà lavoratori senza alcun diritto, sotto pagati e licenziabili in qualunque momento. Quello che si deve iniziare a pensare, in ogni caso, è come garantire un reddito minimo di vita, quindi se un lavoratore non è occupato sarà lo stato a farsene carico attraverso un reddito minimo garantito. In questo senso, si potrebbe parlare di lavoro flessibile nel senso che se viene perso, per un periodo lo stato garantisce il salario fino alla prossima occupazione. Allora dovremo discutere l’altra questione: ma perché i lavoratori vengono licenziati? Perché le aziende chiudono i battenti per riaprirli in un altra parte del mondo? Perché un imprenditore al puro scopo di aumentare i suoi profitti personali, può licenziare a suo piacimento? Perché l’aumento di tecnologia che libera l’uomo da molti lavori, deve andare a vantaggio solo dei soliti noti?

Riconosciamo il valore di alcuni imprenditori che con il loro genio ed estro creativo hanno cambiato la società. Riconosciamo che grazie ad alcuni imprenditori, in alcune zone del mondo si è migliorato la vita di molti. Però adesso è giunto il momento di un profondo cambiamento: fino ad oggi si è detto al lavoratore il salario e all’imprenditore il profitto. È arrivato il momento di trasformare radicalmente questo rapporto assurdo.

 

 

Lavoratori e imprenditori, vittime di uno stesso sistema

Fino ad oggi, si è dato quasi per scontato che gli imprenditori sono sono nemici dei lavoratori. Ma soffiano venti nuovi nel sistema economico e molti iniziano a capire la falsità di questo ingiusto sistema:

Nel Sistema Economico attuale, la concentrazione della ricchezza in poche mani, non solo emargina le popolazioni, nella misura in cui genera disoccupazione e povertà tra i lavoratori, ma demolisce anche gli imprenditori delle piccole e medie imprese, facendoli fallire sottomettendoli alle altalene del mercato gestito dai grandi, e facendoli indebitare a tassi usurai, con gli stessi grandi che gestiscono la Banca. Di conseguenza in questo momento è necessaria l’unione tra lavoratori e imprenditori, per opporsi a questo processo di concentrazione, cercando alternative che consentano loro di sopravvivere, mentre la società nel suo insieme cerca di risolvere la radice delle contraddizioni di questo sistema inumano che distrugge tutto.” (G. Sullings – Economia Mixta)

 

La partecipazione dei lavoratori alla direzione dell’azienda

Chi mette un capitale rischia dei soldi, è vero. È anche vero che in un mercato di prodotti molto complessi, solitamente un lavoratore è altamente specializzato. Quindi, se perde il lavoro ha il rischio di non trovarne uno uguale. In generale, il lavoratore rischia il proprio presente e futuro nell’azienda. Per evitare la chiusura delle aziende e i conseguenti licenziamenti di massa, si potrebbe permettere ai lavoratori la possibilità di partecipare alla direzione dell’azienda. Questa cogestione, eviterebbe che i profitti prendono la strada della speculazione, permettendo il rinvestimento e la diversificazione nell’azienda stessa. Inoltre, si deve permettere ai lavoratori di partecipare agli utili, così da poter divenire anche proprietari dell’azienda stessa. Se i lavoratori sono anche proprietari dell’azienda, quando un robot sostituisce un essere umano nel processo produttivo, bene quel lavoratore può continuare a partecipare agli utili e alla gestione dell’azienda stessa. È perfettamente logico che nella sostanza ci sia sempre meno bisogno di “lavoro”, inteso come attività di sopravvivenza. Siamo in un epoca storica il cui, invece, si può iniziare a ragionare sul sogno di liberare l’uomo dal lavoro. È sicuro, che questo non avverrà dalla sera alla mattina, per certo questo avverrà solamente nella misura in cui si cambiano le regole del gioco. E la partecipazione dei lavoratori alla direzione d’azienda è esattamente una proposta che cambia drasticamente le regole, verso un futuro di emancipazione per tutti.

 

Come troveremo facilmente il nostro posto di lavoro

Anche lo stato deve giocare un ruolo fondamentale, individuando le necessità delle persone per indirizzare le produzioni verso ciò che veramente serve. In questo senso la distanza tra pubblico e privato si assottiglierebbe, trattandosi di interessi convergenti. Siamo arrivati al punto centrale della questione: è evidente che bisogna cambiare le regole. Una democrazia economica deve basarsi sul pilastro della democrazia diretta e partecipata. In una democrazia di questo tipo i lavoratori decidono veramente sulla gestione delle aziende e degli utili di esse.

L’equazione è semplice: democrazia diretta per avere una democrazia economica. Ma approfondiremo questi vasti concetti in successivi post.

Ci stanno abituando alla disoccupazione con la scusa della crisi; oppure ci dicono che se hai lavoro ma non hai lo stipendio, non è un problema. Si vuole legalizzare la schiavitù, proclamandola come un grosso progresso umano. Al solito, sono soltanto bugie dalle gambe corte.

Quindi, la questione non è solamente come trovare un lavoro, come se fosse solo un problema personale. Anche la questione del “mercato del lavoro” è semplicemente ridicola, le persone non sono merci da usare a proprio piacimento. Quel che conta adesso è trovare un nuovo modello economico che metta i diritti fondamentali dell’uomo al centro di tutto.

 

 

Vincenzo Barbarulli

 

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Mentre un governo sfuma, diversi sono coloro che sembrano credere che il potere risieda nelle mani dei politici, come se i politici di destra o di sinistra, abbiamo posizioni radicalmente differenti in materia economica. E’ come se fossimo dei tifosi di una squadra , ci identifichiamo nel colore differente della maglietta , nella storia di aver tifato per quella squadra…

Tutti comunque siamo d’accordo su giocare lo stesso gioco, nel caso specifico il calcio… Noi persone comuni, come i politici e gli economisti, crediamo tutti nelle stesse “verità economiche”. Sin da piccolini siamo cresciuti credendo che erano verità, per cui è difficile immaginarsi altre possibilità;  lo stesso succede a chi non ha mai avuto la vista e cerca di immaginarsi come possa essere un colore…

In questo post cercheremo di fare uno sforzo per riuscire ad immaginarci un’economia che non sia quella “vera” a cui crediamo religiosamente, che santifichiamo  onoriamo credendo ai paradigmi economici attuali…

Ma perché abbiamo necessità di vedere i colori di una nuova economia? Forse perché l’economia o l’economicismo attuale non hanno via di uscita?

Forse perché l’economicismo attuale (ribattezzato dalla nascita con il termine economia e diventato il pensiero unico e stile di vita) ha distrutto intere generazioni, prodotto armi, dissociato le coscienze, inquinato le risorse, tolto ogni spiraglio di futuro,  prodotto un sistema inumano , assurdo e inefficiente verso l’umanità?

Quindi forse abbiamo la necessità di trovare nuove strade, ma per farlo dobbiamo mettere in discussione lo stabilito dentro e fuori di noi, grande generatore di sofferenza; vediamo insieme i paradigmi di questo economia.

 

L’economicismo , in sintesi, è ridurre tutta l’attività umana ad un modello economico, l’economicismo afferma che l’essere umano per natura è egoista e tende a prevaricare, è individualista, tende a competere e in questa corsa, per cercare di vincere essere il più forte. Anche i deboli perdenti partecipano alla sfida, cercando di arrivare anch’essi per primi… Questa concezione che è stata propagandata ed instillata come la verità, era quello che credevano i promotori dell’economicismo e non la “natura umana” come ci è stato fatto credere sino ai giorni nostri. Sia il liberismo , il neo-liberismo ed il comunismo di Marx partono del paradigma che tutta la vita umana è spiegabile come attività economica , di commercio, dei mezzi di produzione…

La teoria del travaso

La teoria del travaso, per la quale se alcuni si arricchiscono cominciano a spendere il loro denaro e la loro spesa sarà come una cascata di investimenti e risorse che raggiungerà i più poveri, questa teoria convertita in paradigma dai liberali e rilanciata dai neoliberisti (critici del welfare-state keynesiano), non sembra così credibile per le maggioranze impoverite che vedono come ogni giorno i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri.

Il trasfondo di un’ altro mondo non è possibile

Sono molti che, per effetto della rassegnazione, credono che l’effetto travaso non si sia prodotto perché i loro governi sono corrotti o poco seri per gli investitori e questa credenza è abbastanza presente negli italiani…

In altre parole, il paradigma del travaso ha subito una mutazione verso una concezione di premi e castighi, in cui una entità chiamata “Mercato”, è una sorte di nuovo Dio che premia o castiga, a seconda del comportamento più o meno ossequiente dei popoli con il potere economico.

Oggi non si crede più tanto nella mano amichevole ed invisibile di Adam Smith che regolava ed equilibrava tutto, però si crede nel potere assoluto di questo artiglio (materializzato da FMI, BM, OMC) e nella non esistenza di alternative, e questo è il paradigma installato dal neoliberismo.

Il paradigma del “costo del denaro”, l’interesse per i prestiti.

Il denaro emerse come un semplice mezzo di scambio per dinamizzare un’economia di permuta, e quindi rappresentava solo il valore dei beni, non aveva valore in se stesso né tanto meno poteva generare da solo un nuovo valore. Alcuni che divennero prestatori iniziarono a chiedere una remunerazione per il solo fatto di prestare denaro e fecero diventare “legge” questa anomalia, che imposero o proposero solo alcuni verso i molti; lli interessi sui prestiti divenne poi una “verità dottrinaria”, tanto che oggi pur avendo una situazione insostenibile per gli Stati e le persone grazie all’usura, non viene messa in discussione questo paradigma.

Il paradigma della proprietà privata.

Sentendo la parola proprietà ognuno di noi pensa alla sua proprietà, alla propria casa, alle proprie cose, e gli viene in mente che il comunismo volle abolire tale concezione. Invece il sistema economico attuale la proprietà privata la pensa come quella che possono conservare ed espandere i detentori di tale potere. La proprietà privata è di fatto quella che pochi potenti sottraggono alle popolazioni grazie all’invenzione del debito, e che concentrano nelle proprie mani. La banche espropriano le proprietà quando i debitori non riescono a saldare i debiti, divenendo proprietarie anche dei patrimoni degli Stati quando essi non riescono a pagare gli interessi.

Il paradigma dell’ “efficienza delle impresa privata” viene applicato per aree riservate allo Stato (servizi pubblici, salute, educazione, ecc.), aumentando con esso, ancora di più, la mancanza di protezione di quelli che non furono beneficiati ne dal promesso effetto pioggia né dalla regolazione della mano invisibile.

Gli arrivisti si sono appollaiati sul potere, riempiendo le divisioni pubbliche con amici come loro, altri arrivisti, compiacenti e inutili che cercano solo il loro interesse personale, rendendo l’amministrazione pubblica inefficiente.
Quindi, gli imprenditori che hanno tratto vantaggio con le prebende dei loro amici politici, che hanno aggiudicato loro succosi contratti e appalti, sono i primi a dire che lo stato è inefficiente, per cercare di ottenere la privatizzazione di qualche società pubblica che con la clientela consentirà loro di abusare delle tariffe, scambiando l’inefficienza statale con l’inefficienza del monopolio privato. Di conseguenza la proprietà privata di pochi aumenta, e contemporaneamente nella popolazione si crea un grande ammasso di emarginati. Vogliono a poco a poco portarci verso l’accettazione di un vecchio e temibile paradigma: la sopravvivenza del più forte; nel mondo c’è troppa gente e la marginalizzazione è un processo naturale di auto-selezione.

Gli umanisti partono da un paradigma totalmente opposto: gli umanisti affermano che ogni essere umano, per il semplice fatto di essere nato, deve avere uguali diritti ed opportunità.

Uguali diritti ed opportunità, un paradigma a partire dal quale dovrà derivare tutto il resto dei paradigmi di una nuova economia.

Una nuova economia in cui lo Stato abbia un ruolo da protagonista nel

  • garantire un’equa distribuzione della ricchezza, salute ed educazione gratuite e accessibili a tutti,

  • la tecnologia posta al servizio dell’insieme della società e non di pochi che si arricchiscono,

  • l’accesso al credito senza interessi,

  • la proprietà partecipativa dei lavoratori nelle imprese e il reinvestimento produttivo dei profitti.

Dalla formazione di piccoli individualisti alla nuova sensibilità

Alcuni assi ideologici del capitalismo si basarono sulla premessa che l’essere umano sia egoista ed individualista per natura, e che un’organizzazione economica appoggiata sulla competizione e la disuguaglianza libererebbe la forza della natura umana per alimentare il motore produttivo e creativo e questo genererebbe sviluppo sufficiente per far fluire il denaro dal più ricco e raggiungere il più povero.

Sono sempre di più le persone che sperimentano contraddizione quando le si pone in condizioni di dover svolgere ruoli di sfruttamento, competizione e costrizione, perché queste sono le regole del gioco che assicurano il successo della propria impresa.

Ovviamente ci sono ancora alcuni dal comportamento primitivo a cui piacciono queste condotte, e ovviamente essendo funzionali al potere economico, finiscono per occupare posizioni rilevanti, tanto nelle imprese come nelle istituzioni pubbliche funzionali al sistema.

Però è sempre maggiore il numero di persone che sta cercando di star fuori da questa meccanica alienante, a volte adattandosi per necessità, e a volte emarginandosi dal sistema. E se potessimo stare all’interno di alcune persone, ci sorprenderebbe vedere quanti esseri umani in apparenza conformi allo stile di vita dominato dai valori del capitalismo sentirebbero un grande sollievo se potessero canalizzare le proprie attività economiche da un’altra posizione e con altri valori.

Subordinazione dell’economia a un progetto umano integrale.

Anche se nel capitalismo non si è esplicitato come paradigma l’ubicazione dell’economia come centro di gravità della vita delle persone, la dinamica propria del capitalismo ha portato a ciò. Il denaro si è trasformato in un nuovo Dio che regola la vita delle persone; l’ansia di accumularlo o la paura di non averlo sono divenuti il senso della vita.

Il consumismo si è trasformato in uno stile di vita a cui si aspira e che stabilisce i codici di relazione e la scala dei valori sociali. Coloro che detengono il potere economico si sono appropriati del potere politico e dei mezzi di diffusione e da lì controllano la società. Tutto è misurato in termini economici, in una logica irrazionale del fattibile e del non fattibile che finisce per emarginare la maggioranza dell’umanità.

Certo che immaginarsi la vita in un altro modo, dopo che culturalmente si è trasmessa la supremazia dell’economico nel corso di generazioni, potrà essere difficile come immaginarsi i colori per qualcuno che non li ha mai visti.

Perché una società possa organizzarsi intorno ad altri valori centrali al posto del denaro, relegando l’economia a una mera funzione pratica di produrre e amministrare risorse, è necessario non solo un nuovo sistema economico, ma anche un cambio nelle teste, un nuovo sguardo, un rinnovato contatto con le necessità esistenziali.

Quando ci riferiamo ad un’economia mista, non stiamo parlando di isole pubbliche in un mare privato, né di isole private in un mare pubblico, ma piuttosto ci stiamo riferendo a un vero sistema economico in cui l’interazione tra pubblico e privato conforma una vera intelligenza sociale posta in funzione di uno sviluppo economico sostenibile, equo e al servizio dell’essere umano.

Grazie ai meccanismi della democrazia diretta, lo stato si trasformerà nell’ambito di coordinamento della gente per darsi politiche comuni.

In un sistema di economia mista i fattori di produzione sono messi in moto attraverso la gestione e la creatività delle persone che si coordinano e si organizzano come insieme attraverso politiche statali progettate da loro stesse.

Per maggiori informazioni sull’economia mista vai al post assaggio di economia mista.

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Il 26 Ottobre abbiamo realizzato il primo di un ciclo di incontri chiamati “passi per vivere” , intolato “Togliamo il potere alle Banche”, oltre all’analisi della situazione ci siamo concontrati sul come il nuovo modello di societa’ , di democrazia ed economia avrá anche come conseguenza e punto fermo il togliere il potere alle Banche. La vera proposta che abbiamo argomentanto all’incontro é la cosidetta “Economia Mista”.

Di seguito cerco di riportare un assaggio di quello che abbiamo visto dell’economia mista.

 

Il capitalismo ha come paradigma l’ubicazione dell’economia come centro di gravità della vita delle persone, il consumismo si è trasformato in uno stile di vita. Con le privatizzazioni di aree riservate allo Stato (servizi pubblici, salute, educazione, ecc.), si è aumentata, ancora di più, la mancanza di protezione di quelli che non furono beneficiati dal promesso effetto pioggia delle ricchezze dai ricchi verso i poveri né dalla regolazione della mano invisibile.

E’ sempre maggiore il numero di persone che sta cercando di star fuori dalle meccaniche di dover svolgere ruoli di sfruttamento, competizione e costrizione, perché sperimenta contraddizione interna, questo è uno dei segnali che indicano sta irrompendo questa nuova sensibilità nonviolenta, non discriminatoria, con reciprocità, per la libertà, la giustizia sociale e il senso della vita.

Immaginarsi la vita in un altro modo, dopo che culturalmente si è trasmessa la supremazia dell’economico nel corso di generazioni, potrà essere difficile come immaginarsi i colori per qualcuno che non li ha mai visti.

Progredire verso una Nazione Umana Universale non solo dovrebbe essere la luminosa utopia che orienti le lotte dei popoli, ma anche una concezione strategica a partire da cui nascano le azioni tattiche tendenti a smontare il potere del Parastato Globale, mentre contemporaneamente si costruiscono i pilastri di una vera Nazione Umana Universale.

Quindi esistono i procedimenti per trasformare questo sistema economico inumano, che saranno attuabili solo promuovendo un genuino cambiamento di paradigmi nella concezione dell’economia che si fondi su un profondo cambiamento dei valori culturali. L’individualismo si è insediato in profondità, ed il fatto che di fronte a una crisi generalizzata molte individualità convergano in una protesta, non significa che si sia trascesi dall’individualismo. La direzione delle forze dell’economia non cambierà perché chiediamo di smantellare la piramide a coloro che ne occupano il vertice; cambierà quando noi, ovvero buona parte di coloro che ancora agiscono come mattoni di tale piramide, inizieremo a toglierle il sostegno e questo si otterrà quando smetteremo di credere nella piramide. Questo significa nuovi valori, nuovi paradigmi e una mistica sociale che si radichi nel cuore degli esseri umani.

Ogni essere umano, per il semplice fatto di essere nato, deve avere uguali diritti ed opportunità. Perché una società possa organizzarsi intorno ad altri valori centrali al posto del denaro, relegando l’economia a una mera funzione pratica di produrre e amministrare risorse, per questo è necessario non solo un nuovo sistema economico, ma anche un cambio nelle teste, un nuovo sguardo, un rinnovato contatto con le necessità esistenziali.

Quando ci riferiamo ad un’economia mista, non stiamo parlando di isole pubbliche in un mare privato, né di isole private in un mare pubblico, ma piuttosto ci stiamo riferendo a un vero sistema economico in cui l’interazione tra pubblico e privato conforma una vera intelligenza sociale posta in funzione di uno sviluppo economico sostenibile, equo e al servizio dell’essere umano. L’ economia deve essere subordinata ad un progetto umano integrale.

Grazie ai meccanismi della democrazia diretta, lo stato si trasformerà nell’ambito di coordinamento della gente per darsi politiche comuni.

In una economia mista lo Stato deve garantire uguali diritti ed opportunità, un paradigma a partire dal quale dovrà derivare tutto il resto dei paradigmi di una nuova economia. Una nuova economia in cui lo Stato abbia un ruolo da protagonista nel

  • garantire un’equa distribuzione della ricchezza, salute ed educazione gratuite e accessibili a tutti, universali e di alta qualità, con finanziamenti adeguati alla loro importanza.
  • la tecnologia posta al servizio dell’insieme della società e non di pochi che si arricchiscono,
  • l’accesso al credito senza interessi,
  • la proprietà partecipativa dei lavoratori nelle imprese e il reinvestimento produttivo dei profitti.
  • Nel attuare la Democrazia Reale: con consultazioni vincolanti, elezione diretta dei tre poteri dello stato, decentralizzazione, rappresentatività delle minoranze, revoca dei mandati, responsabilità politica e bilanci partecipati, a tutti i livelli dello Stato.
  • Utilizzo dei mass media per la formazione e il dibattito sulle questioni da decidere, garantendo la pluralità di opinioni con parità di condizioni.
  • Controllo statale del sistema finanziario.
  • Istituire a livello costituzionale l’obbligo dello Stato di garantire in modo concreto la copertura delle necessità di base della popolazione
  • Smantellamento totale degli arsenali nucleari

In ogni caso, quando parliamo di uguaglianza di opportunità, non stiamo dicendo che lo Stato debba compensare la mancanza di sforzo economico delle persone (eccetto il caso di quelli che non sono in condizioni di realizzare tale sforzo), ma che debba garantire che tutti abbiano uguali opportunità per realizzare tale sforzo, ricevendo benefici proporzionati allo stesso. Avendo uguaglianza di opportunità, ogni persona vedrà come utilizzarle. Lo Stato deve garantire che tutti abbiano le stesse opportunità di realizzare tali sforzi economici, in minore o maggior grado e che i loro compensi economici siano proporzionali e soprattutto che quelli che fanno un più grande sforzo economico non per questo accumulino potere sugli altri e ancor meno sullo Stato.

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