La disoccupazione ha toccato livelli mai visti negli ultimi 10 anni. Mentre istituzionalmente si affronta il tema con molta superficialità, a livello politico si vede nella possibilità di licenziare più facilmente i lavoratori “fissi” una possibile soluzione del problema. Oppure dicono di esportare di più a costo minore. In sostanza, vuol dire che gli stipendi vanno abbassati, per essere più competitivi.
Ovviamente, alla bontà di queste soluzioni non ci crediamo neanche lontanamente: è un attacco frontale ai diritti umani, nascondendo l’incapacità -unita a poca volontà- di creare nuovi posti di lavoro. La speculazione prende il posto degli investimenti e il gioco è fatto; ma in questa situazione il “gioco” è al ribasso.
Una cantilena monotona e triste riempie costantemente i mass-media, con la quale ci martellano tutti i giorni: non resta che peggiorare le condizioni di chi lavora, magari sostituendolo con un giovane che sarà disposto a lavorare il doppio per lo stesso stipendio -magari anche qualcosa meno- in un circolo vizioso senza via d’uscita. Alla fine pagheranno sempre i lavoratori e i piccoli imprenditori, senza mettere minimamente in discussione il carattere speculativo di un economia fraudolenta che crea ricchezza… per i soliti noti.
La soluzione potrebbe arrivare se si creasse una vera democrazia, una democrazia diretta appunto. In questo tipo di gestione, si democratizzerebbe anche la gestione delle aziende. Vediamo come.
Citando liberamente Sullings da “economia mixta”:
“Così nel momento attuale, questa legge del libero mercato, che non è stata altro che la legge della giungla, dove i più forti eliminano i più piccoli, non solo ha emarginato i lavoratori, ma ora anche molti imprenditori. ”




