Siamo Tutti Greci! 18 Febbraio 2012

Il 12 Febbraio in Grecia il Parlamento ha approvato un nuovo pacchetto di misure di austerity, mostruoso e distruttivo, mentre centinaia di migliaia di persone manifestavano in modo nonviolento fuori dal Parlamento e venivano attaccate senza ragione dalla polizia con i gas lacrimogeni.

La Troika ((Commissione Europea, Banca Europea, Fondo Monetario Internazionale)  ha imposto alla Grecia  queste misure di austerity e un governo non eletto dal popolo, che le porti avanti  riducendo il Paese alla fame, senza curarsi delle necessità delle persone e della loro legittima protesta. La democrazia è stata cancellata e si è instaurata la dittatura dei Mercati e della Finanza.

I greci hanno bisogno della solidarietà internazionale, alla quale fanno appello.

Oggi siamo tutti greci!

Ma la Grecia non è l’unico  paese sotto attacco, tutti i paesi europei sono destinati a subire la stessa sorte.

Questa Europa è  mostruosa. Dominata dalle elites finanziarie, distrugge lo stato sociale e cancella i diritti, installa nei governi i suoi emissari e porta i popoli alla miseria per garantire il  profitto smisurato di pochi gruppi, avidi di ricchezza e di potere.

Contro la dittatura dei Mercati e della finanza internazionale, contro la manipolazione dei mezzi di informazione che ci vogliono convincere che non esistano alternative, noi gente comune dobbiamo organizzare una risposta che nasca dal basso e che pretenda la DEMOCRAZIA DIRETTA come unico mezzo per riprenderci la facoltà di decidere sulle nostre vite.

Opponiamoci alla firma del nuovo Trattato europeo, che imporrà di includere il pareggio di bilancio nelle Costituzioni dei paesi e toglierà ogni residua sovranità ai governi e ai Parlamenti eletti da noi.

Questo sistema disumano sta crollando, è il momento di costruirne uno nuovo che abbia come valori centrali la nonviolenza, la democrazia reale e la solidarietà.
Partito Umanista, Mondo senza Guerre, La Comunità per lo sviluppo umano, Convergenza delle Culture

VIENI AL PRESIDIO A MILANO:

A Milano il Partito Umanista, Mondo senza Guerre, La Comunità per lo sviluppo umano e Convergenza delle Culture organizzano un presidio in via Mercanti dalle ore 10.00 alle ore 13.

Vi invitiamo a partecipare, per dare forza al popolo greco e per dire no alla dittatura della finanza internazionale, che cerca di imporsi in Europa cancellando la sovranità dei governi e dei Parlamenti legittimamente eletti da noi.

Qui il link all’appello originale.

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Dopo aver analizzato la discutibile origine tecnica del primo ministro, continuiamo a parlare delle sue dichiarazioni, tanto per svagarci un attimo. Sarà lo stesso divertimento che potevano provare gli antichi romani quando andavano a vedere gli spettacoli del Colosseo. Crudele e selvaggio, ma che ti lascia senza fiato per capirne la stupida concezione violenta.

Chissà, senza essere prevenuti, ascoltiamo con vivo interesse ciò che Mr. Monti dice nelle sue numerossime apparizioni in ogni dove, riflettendoci sopra.

 

Caro Mr. Monti, ci permettiamo di parlarle francamente come se fossimo persone alla pari, facendo finta che lei sia un politico che è stato eletto. Ma la realtà è che lei non è un politico e nessuno l’ha eletto. Ed ha tutti i mezzi di informazione pronti a dargli ragione qualunque cosa dica o faccia. Il tutto è già stato spiegato QUI. Ci chiediamo quali interessi lei rappresenti, visto che non sembra fare quelli dei cittadini. Ma lei, racconta un sacco di bugie, favole senza nessun fondamento. Il suo unico argomento, noioso e ripetuto all’infinito è che se accettiamo peggioramenti oggi, domani ci sarà un futuro radioso per tutti. Ma è una bugia grossa come una casa e lei lo sa benissimo. Ragioniamo sui suoi interventi.

 

 

Ogni tanto lei da dei segnali che lasciamo bene sperare, ad esempio «ciò che sembra sgradevole può darsi che lo sia, ma che l’intenzione è riequilibrare le cose e far ripartire la macchina della produzione» (corriere della sera, 5 febbraio).

Ottimo, diciamo che questa è una discreta balla! Il sospetto che sia qualche fregatura effettivamente c’è, ma siamo lontani dalle balle alle quali ci ha abituato. Siamo sicuri che può fare di meglio, quando uno sta sparando è sempre meglio sparare al massimo, ci creda! Del resto non ci spiega mai, come vuole creare nuovi posti di lavoro, con stipendi adeguati al costo della vita.

 

Per esempio, lei dice che «i giovani si devono abituare abituare a cambiare» (corriere della sera, 4 febbraio). Questa è una “mezza” balla, può comunque fare di meglio, si impegni!

Ma allora ci spieghi, se lavoro non c’è, com’è che possano cambiare lavoro i giovani. Ma sopratutto, senza alcun diritto, il lavoro si trasformerà in schiavitù legalizzata. I lavoratori sono, secondo lei come “macchine” per produrre, sottopagati e senza alcun diritto; in pratica oggetti. Quando non serviranno più, semplicemente si butteranno via, licenziandoli appunto. Un grande progresso, davvero.

 

Lei dice che i giovani «si devono abituare ad andare in altri paesi», su questo è un po’ più sincero, lo dobbiamo riconoscere. È la disarmante semplicità che lascia senza parole; perché è una ammissione completa di mancanza di proposte su come creare nuovi posti di lavoro. È come se un padre dicesse ai suoi figli di suonare ai vicini per mangiare perché da mangiare in casa non c’è né, ne lui farà niente per procurarlo! È come se lei dicesse «il lavoro sono cavoli vostri, tanto qua non ce né, vedete voi come arrangiarvi»; almeno se parlasse così apertamente, eviterebbe la fatica, di perdere tempo a chiedere scusa sul corsera. Infatti…

 

Al contrario di quanto «capitava alla mia generazione o a quelle precedenti, i giovani non avranno un posto stabile presso un unico datore di lavoro o con la stessa sede per tutta la vita o quasi. Dovranno abituarsi a studiare all’estero e a cambiare spesso luogo e tipo di lavoro e anche Paese» (corriere della sera, 4 febbraio). Ma lei è cosciente che dopo la Romania, il secondo paese europeo con più emigrazione è proprio l’Italia? I giovani stanno già scappando, perché di fatto non hanno alternative. Studi una vita per essere disoccupato, oppure ti salvi andando all’estero. Se a questo punto ci vuole anche mettere sopra una legge, prego faccia pure. Un’altra grande proposta di questo governo, degna di un tapiro di platino cromato in oro.

 

 

Lei dice che «l’articolo 18 in una discussione seria e civile non è un tabù», allora ci devi spiegare perché in n una discussione seria e civile non si dovrebbe parlare di statalizzare le banche; con tutti i soldi a fondo perso che hanno preso dagli stati. O perché non creare istituti bancari che lavorano senza interessi per dare ossigeno all’economia. Meglio, ci spieghi come pensa di far avere credito agli imprenditori che vogliono creare nuovi posti di lavoro. Citiamo adesso un’altra sua perla.

 

Lei dice che «l’articolo 18 impedisce investimenti stranieri»(corriere della sera, 5 febbraio); questa è una grande grande bugia. Quindi, la formula magica è che dando libertà di licenziare, si creano posti di lavoro. Che strano, se uno ci pensa, direbbe il contrario. Lei ovviamente, si guarda bene dal dire che saranno posti di lavoro come quelli delle fabbriche cinesi: sfruttati e sottopagati. Quindi non posti di lavoro, ma posti di schiavitù, camuffati da posti di lavoro.

 

Lei dice che L’Italia è «sulla buona strada» (corriere della sera 5 febbraio). Diciamolo: qua lei ha dato il meglio di se stesso. Questa è la madre di tutte le balle: sta preparando un disastro sociale senza precedenti dal dopoguerra e nel frattempo, lei ci dice che siamo sulla buona strada. Forse con la parola strada, si riferiva alla nuova fioritura dell’industria automobilistica, che con i suoi nuovi contratti FIAT darà la piena occupazione. Infatti, lei si dimentica sempre di spiegare da dove arriveranno i nuovi posti di lavoro e come si manterranno i vecchi che spariscono ogni giorno.

 

Poi lei dice, pieno di sé, «ma in un modo che almeno dia la ragionevole promessa di un futuro roseo». (corriere della sera 5 febbraio)

Ma dove non sappiamo… certo, forse nel Favoloso mondo di Oz, ma qua sulla terra no!

 

Mr Monti, non sappiamo dove lei vive, forse sulla luna. Le sue proposte sono non solo prive di alcun fondamento, sono favole staccate dalla realtà. Anzi, peggio sono bugie deliberate, menzogne ad arte per rendere accettabile il non-accettabile. La ringraziamo per aver oltrepassato ogni demagogia, superandola di fatto con un nuovo livello di pragmatismo, che si può definire non demagogia, ma “dementologia”. Faccia una cosa, dato che ci dice che dobbiamo iniziare ad abituarci a cambiare, ci dia lei l’esempio: si dia all’ippica!!

 

Le diciamo noi delle proposte serie per risollevare la situazione. Ma a poco serve, perché lei è un Pinocchio con naso lungo che rappresenta la cricca delle banche e dei finanzieri

Allora, ci rivolgiamo alle persone comuni, che lei dovrebbe rappresentare e che lei prende in giro.

Noi proponiamo:

 

-la democrazia reale attraverso delle apposite leggi, spigata QUI.

Invitiamo a firmare il nostro appello QUI

- nuovi accordi tra gli Stati membri dell’unione Europea affinché il Parlamento Europeo abbia l’autorità di emissione diretta della moneta (quindi senza chiedere prestiti ad alcuno)

-nel caso gli accordi non si realizzassero l’Italia riprenderà ad emettere la propria moneta senza indebitarsi verso la banca privata BCE

- utilizzo degli spazi televisivi per consentire la democrazia diretta

-istituzione della banca statale senza interessi

-tobin tax

-ulteriori tassazioni sulle transazioni a carattere finanziario

-controllo dello stato sulle attività finanziare a carattere privato

-forti tasse sui patrimoni

-coopartecipazione dei lavoratori alla direzione delle aziende

 

 

Vincenzo Barbarulli

 

 

 

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Democrazia Reale

Alcuni di voi ci hanno scritto ed altri li abbiamo incontrati di persona e spesso , giustamente, con ansia tutto vogliono capire quali sono i primi passi dare fare per “uscire dalla crisi”.

Nei nostri precedenti post abbiamo già indicato le prime azioni comuni che possiamo e ci compete fare come condizioni necessarie per “uscire dalla crisi” ed anche nei video log abbiamo cercato di fare una piccola sintesi dei passi da fare.

Ma qual’è il primissimo passo di tutti quelli indicati?

LA DEMOCRAZIA DIRETTA!

Attenzione che la democrazia diretta è diversi passi avanti rispetto alla democrazia partecipata, in quella partecipata ci sono comunque gli eletti che rappresentano e decidono, ma che condividono con la popolazione le scelte e i retroscena, raccolgono suggerimenti , consultano la popolazione, ma comunque sono solo gli eletti ad avere potere di decisione.

Nella democrazia diretta, non c’è delega sulle questioni importanti, ogni cittadino decide direttamente, determina le priorità, valuta e calcola le priorità che poi i tecnici tradurranno nella pratica, i cittadini non sono semplicemente consultati ma determinano direttamente, senza intermediazione, le decisioni.

Nella democrazia diretta ogni cittadino è come un consigliere comunale con l’autonomia di un parlamentare, quindi deve dedicarsi parecchio alla vita del proprio comune, per capirne le problematiche, risorse e riflettere sulle scelte.

La democrazia diretta implica il fatto che il potere sia decentrato fino al Comune, anche se ci saranno decisioni e consultazioni anche per questioni provinciali, regionali , nazionali ed europee.

Come è stato scritto nel sito http://www.appellodemocraziadiretta.org/

Pretendiamo la democrazia diretta come unica via d’uscita dalla crisi attuale.
Dobbiamo uscire dall’attuale atteggiamento passivo in cui si aspetta che sia qualcun altro a occuparsi della situazione.
Non possiamo più permetterci di credere che ci sia sempre qualcuno più preparato, più intelligente o semplicemente “più in alto” che debba o possa prendere le decisioni per noi.

Quindi il primo passo è uscire dal nostro atteggiamento di attesa che qualcun’ altro si occupi per noi della situazione.

Dall’altra pretendere che dobbiamo essere noi a decidere , come si scritto in appello democrazia diretta

Dobbiamo pretendere che “gli azionisti” di una democrazia siano i cittadini e non, come sembra oggi, gli investitori che finanziano il debito degli stati in cambio di interessi speculativi spropositati.

Per decidere dobbiamo avere a disposizione tutte le informazioni necessarie…

Dobbiamo chiedere, anzi pretendere, che siano fornite spiegazioni dettagliate ed esaustive sulla situazione attuale.
I resoconti forniti finora sono sempre incompleti e offuscati da inutili tecnicismi. Per non parlare del fatto che non sono mai contestualizzati all’interno del processo storico che ci ha portati fino a qui.

Non sono i tecnici che stanno decidendo cosa è prioritario, nemmeno i politici e nemmeno la popolazione. Pretendiamo che sia la popolazione a dare le priorità sulla base delle quali i tecnici operano.

La popolazione a partire dalla sforzo di

costruzione di un’intelligenza collettiva e attiva, che possa dare risposte di tipo nuovo

potrà pretendere la Democrazia Diretta.

Invitiamo tutti ad aderire e diffondere l’appello oltre che a metterlo in pratica.

 

Di seguito il testo dell’appello:

In questi giorni stiamo assistendo sempre più impotenti alle estreme conseguenze di quello che stanno chiamando “crisi economica”.
Sappiamo che in realtà essa non è causata da fattori concreti come una carestia o la diffusione della peste, ma da “attacchi speculativi” e dalla sfiducia di un’entità superiore denominata “i mercati”.
In questo senso emerge che la crisi è “economica” solo in quanto causata da tecniche di tipo economico messe in atto dagli speculatori finanziari.
Ci sono alcune risposte pratiche che si potrebbero lanciare con forza da subito, come la pretesa che la BCE cominci ad operare come una vera banca centrale statale e che i governi le impongano di immettere liquidità nel sistema; che siano riaperte linee di credito alle imprese e agli individui a interessi ragionevoli o meglio, senza interessi, per rilanciare l’economia; legiferare urgentemente a livello europeo per tassare gli speculatori e limitarne le possibilità di azione; operare politiche di ridistribuzione della ricchezza, che è ora bloccata in fortune spropositate e improduttive: per fare tutto questo non ci sarebbe bisogno del “socialismo reale”, ma di semplici criteri di misura, di buon senso, di nonviolenza sociale.
Sappiamo che l’interesse di tutti in questo momento è focalizzato sulla possibilità di far emergere proposte pratiche come queste e, a tale riguardo, rimandiamo al “Documento del Partito Umanista Internazionale rispetto alla Situazione Mondiale”.
Ma l’intenzione di questo documento-appello non è quella di fare proposte pratiche, quanto piuttosto quella di proporre uno sforzo per cambiare la prospettiva da cui considerare il momento attuale.

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Si sta diffondendo la consapevolezza che le forze che stanno determinando la crisi siano davvero poderose, mentre si è dovuta constatare l’impotenza della classe politica di fronte a tutto questo. Affiora anche la tentazione di credere che la classe politica sia l’unica responsabile e che semplicemente sostituendola o ridimensionandola si possano risolvere le cose.
Però occorre osservare che questa sfiducia nella politica è di portata planetaria e apre il fianco a un attacco di forze irrazionali e violente, che non vedono l’ora di spazzare via definitivamente le istituzioni democratiche. Ci stanno facendo respirare un “vento di catastrofe” con cui poter giustificare qualsiasi cosa.
In questo senso sarebbe molto saggio ricordarsi come quello che accadde nella Germania della prima metà del secolo scorso fosse scaturito da una situazione piuttosto simile a quella attuale e, quindi, fare attenzione a  non ricadere negli stessi errori.
Una domanda interessante potrebbe essere quella di chiedersi chi e come ha ridotto alcuni degli Stati Sovrani più importanti del mondo, come Italia e Spagna, ma anche Francia e Germania, a una sorta di società per azioni che devono rendere conto a “chi li finanzia”.
Certo è che la situazione attuale non è stata determinata dai “tecnici” che in questo momento stanno operando al governo in Italia (e nelle istituzioni europee non elettive). Proprio in quanto “tecnici” non fanno altro che dare soluzioni tecniche in base alle direttive che hanno ricevuto.
Quali sono esattamente queste direttive? Chi c’è dietro le lettere inviate direttamente al governo Berlusconi, che indicavano i provvedimenti da adottare? Ci è stato detto: “l’Europa”, come se si trattasse della somma delle voci degli altri popoli dell’Unione… ma sappiamo che coloro che hanno scritto quelle lettere sono a loro volta dei tecnici; tecnici non eletti da nessuno!
Dobbiamo pretendere che “gli azionisti” di una democrazia siano i cittadini e non, come sembra oggi, gli investitori che finanziano il debito degli stati in cambio di interessi speculativi spropositati. Ciò non vuol dire necessariamente non restituire quanto prestato, ma ridiscutere gli enormi interessi sui debiti che stanno schiacciando le economie degli stati (praticamente tutti!) in un vortice depressivo.
Dobbiamo uscire dall’attuale atteggiamento passivo in cui si aspetta che sia qualcun altro a occuparsi della situazione. Non possiamo più permetterci di credere che ci sia sempre qualcuno più preparato, più intelligente o semplicemente “più in alto” che debba o possa prendere le decisioni per noi.
Non possiamo più permetterci di pretendere che siano quelli “votati” ad avere questo compito. Soprattutto perché è ormai evidente che il gioco elettorale della democrazia rappresentativa è viziato nelle sue fondamenta. Tanto che anche se ci fosse qualcuno benintenzionato e riuscisse ad essere eletto è improbabile che sarebbe messo nelle condizioni di muoversi con libertà.
Ma la soluzione non sta certamente nel fatto di eliminare i politici e sostituirli con dei “tecnici”.
I tecnici possono operare solo in base a delle direttive, che diano loro una direzione sugli obiettivi da perseguire. La tecnica in sé non è né buona né cattiva: si possono fare bombe o curare malattie con gli stessi strumenti.
Chi sta dando le direttive ai tecnici? Non possiamo prendercela con loro e con i “sacrifici” che ci impongono se non poniamo davvero questa domanda e non pretendiamo una risposta esaustiva.
Dobbiamo chiedere, anzi pretendere, che siano fornite spiegazioni dettagliate ed esaustive sulla situazione attuale. I resoconti forniti finora sono sempre incompleti e offuscati da inutili tecnicismi. Per non parlare del fatto che non sono mai contestualizzati all’interno del processo storico che ci ha portati fino a qui.
Noi del popolo siamo trattati come bambini a cui nascondere le verità che non siamo in grado di comprendere. Il fatto che si possa essere noi a prendere direttamente le decisioni non è neanche all’orizzonte; ma siamo sicuri che non sia fattibile?
Si tratta di capire che siamo tutti responsabili e che, se non ci lasciano operare in modo attivo tale “responsabilità”, se non ci lasciano decidere direttamente per il nostro futuro allora dobbiamo pretendere di poterlo fare.
Il livello di istruzione delle generazioni attuali è unico nella storia. È arrivata l’ora di usare questa condizione e anche di migliorarla.
Non possiamo davvero più permetterci di firmare assegni in bianco.
I popoli europei possono disporre di un’accumulazione storica di millenni, certo non l’unica del pianeta, ma che aveva permesso di lanciare un progetto, quello dell’Unione Europea, che all’inizio era spinto da ideali molto più alti del pareggio di bilancio. È sicuro che i popoli europei conservano una memoria di questi ideali, pur seppellita da alcuni decenni di consumismo sfrenato e da un bombardamento mediatico che spinge tutto verso la distrazione e il timore paralizzanti. Possiamo permettere che tanti millenni di storia si riducano a una bancarotta di popoli composti da consumatori indebitati e schiavi delle banche?
Stiamo parlando di fare un salto storico verso il lancio di una democrazia diretta che superi le logiche degli interessi nazionali.
L’appello che lanciamo non è quello di aderire al nostro Partito, né tantomeno di delegare a noi la soluzione della crisi. Le proposte che facciamo devono essere considerate come un contributo, sentito e nonviolento,  che può essere preso o meno in considerazione.
L’appello più importante è che tutti si “facciano carico” della costruzione di un’intelligenza collettiva e attiva, che possa dare risposte di tipo nuovo. Che nessuno si aspetti una ricetta che arrivi dall’alto, ma che si sforzi per costruirla insieme ad altri.
È a partire da questo sforzo che potremo pretendere urgentemente l’istituzione della pratica della Democrazia Diretta, in cui le decisioni importanti siano prese consultando direttamente e in modo vincolante la popolazione!
È un’utopia?
Il 4 maggio del 2004 il recentemente scomparso filosofo argentino Mario Rodriguez Cobos (Silo), fondatore del Movimento Umanista, affermò  “…i popoli sperimenteranno un desiderio crescente di progresso per tutti, comprendendo che il progresso per pochi finisce con il progresso per nessuno…
E l’anno dopo aggiunse “…In alcuni momenti della storia si leva un clamore, una straziante richiesta degli individui e dei popoli. Allora, dal Profondo arriva un segnale.  Magari questo segnale fosse tradotto con bontà nei tempi che corrono, fosse tradotto per superare il dolore e la sofferenza. Perché dietro questo segnale stanno soffiando i venti del grande cambiamento.
Quando, molti anni fa, annunciavamo la caduta di un sistema molti si burlavano di ciò che per loro era impossibile. Mezzo mondo, mezzo sistema che si supponeva monolitico è crollato.
Però quel mondo che è caduto lo ha fatto senza violenza e ha mostrato le cose buone che c’erano nella gente. Inoltre, prima che scomparisse, da quel mondo si è propiziato il disarmo e si è cominciato a lavorare seriamente per la pace. E non c’è stata nessuna Apocalisse. Il sistema è crollato in metà pianeta e, a parte le difficoltà economiche e la riorganizzazione delle strutture che la popolazione ha subito, non ci sono state tragedie, né persecuzioni né genocidi. Come avverrà la caduta nell’altra metà del mondo? Che la risposta al clamore dei popoli sia tradotta con bontà, sia tradotta nella direzione di superare il dolore e la sofferenza.
Come esseri umani non siamo estranei al destino del mondo. Orientiamo la nostra vita in direzione dell’unità interna, orientiamo la nostra vita in direzione del superamento delle contraddizioni, orientiamo la nostra vita verso il superamento del dolore e della sofferenza in noi, nel nostro prossimo e laddove possiamo agire.
Che la nostra vita cresca superando la contraddizione e la sofferenza. Che la nostra vita avanzi facendo avanzare gli altri.”
Come umanisti pensiamo che, se veramente si vuole dare una risposta alla crisi, questa risposta può partire solo dal ricorrere a quanto più forte e grande c’è in ognuno di noi.

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In questo video affronto il tema delle false soluzioni o speranze rispetto alla “crisi”,dato che in questo periodo sento parlare molto di redditi degli Italiani, chi sa i proprietari dei media che ne parlano si includono nella ricerca dei redditi.

Dato che tutte noi persone normali che lavoriamo per vivere siamo molto preoccupati della nostra vita in quanto dipendiamo dal lavoro che diminuisce, questa preoccupazione ci agita non poco, ecco che se ci raccontano alcune “favole” magari ci addormentiamo bene.

La “favola” è la seguente, il governo sta stanando tutti quelli che sono più ricchi di te ( ma non troppo più ricchi) di modo che quei soldi che dovranno dichiarare questi “diversamente poveri”, ci danno da intendere, che ritorneranno un pò nelle nostre tasche… Così ci addormentiamo dal mettere in discussione la privatizzazione dell’acqua e altri sciacallaggi che dall’alto stanno attuando… Ecco allora che “i nemici” sono quelli un pò più ricchi di noi e quindi il malcontento viene deviato verso la guerra tra diversamente poveri.

Intanto i “super ricchi” , appoggiati ai paradisi fiscali,  parassiti attaccati all’economia reale, stanno appropriandosi delle risorse energetiche, produttive, tecnologiche del nostro Paese, delle nostre aziende , dei nostri Comuni , delle nostre Università. Intanto che noi ce la prendiamo con i commercialisti, i gioiellieri, gli avvocati , imprenditori , dipendenti, stranieri, ed altri… gli speculatori sacrificano il nostro Paese intero in nome dello Spread! Vi ricordate “Dividi et impera…”.

Mano a mano che i mandanti delle agenzie di rating, della speculazione ci rubano il presente ed il futuro cercano di farcela prendere con le persone comuni , siano esse Poliziotti, Manifestanti, Avvocati, Stranieri, Imprenditori, Operai, Impiegati, o semplicemente diversi da noi…

Ma qual’è il motore e la benzina dell’economia reale? Sono gli esseri umani, la propria creatività e capacità di collaborare e complementarsi e le risorse naturali dei territori. Da un pò di secoli il denaro ha svolto la funzione di lubrificante del motore, forse è arrivato il momento di cambiare il fornitore d’olio!

Bisogna attivare una rete di reciproco aiuto che di fatto è l’economia reale che non dipende più dal denaro. L’economia reale che dipenderà direttamente dalle persone, dalla loro creatività e competenza e collaborazione e che utilizzano le risorse del territorio per soddisfare il bisogno di vivere tutti degnamente e in maniera sostenibile.

 

Roberto Innocenti

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