Con i trattati di libero scambio che la UE sta discutendo in questi mesi (https://stop-ttip-italia.net/2018/09/20/brutti-fratelli-del-ceta-333/) i parlamenti nazionali cedono la loro autonomia al mercato, regalando a multinazionali e aziende straniere un enorme potere nell’influenzare le scelte legislative in tema di salute, ambiente e diritti del lavoro.

Il Comitato Stop TTIP invita le cittadine e i cittadini a prendere atto di tutto questo attraverso un’operazione di trasparenza: abbandoniamo la nostra vecchia cittadinanza e abbracciamo una nuova e più realistica “cittadinanza finanziaria”, collegata a una delle tante società private che in futuro decideranno il nostro futuro.

Visto che non avremo voce in capitolo in nessuna delle scelte future, però, ci sembra giusto che anche questa prima importantissima scelta si affidata a qualcosa che non possiamo controllare. Deciderà per noi la RUOTA DELLA SFIGA, grazie alla quale sarà possibile assegnare la cittadinanza.

Tutti i partecipanti riceveranno poi un passaporto multinazionale che attesta la loro nuova appartenenza e dei gadget gentilmente offerti dalle multinazionali che si stanno candidando a governare (nell’ombra) il nostro futuro.

L’appuntamento è per sabato 29 settembre alle 13:00 a RiMaflow, nel corso dell’assemblea nazionale di Fuori Mercato.

 
Via Giovanni Boccaccio, 1, 20090 Trezzano sul Naviglio MI

https://rimaflow.it/index.php/come-raggiungerci/

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Il coordinamento Stop TTIP / Stop CETA si incontra a Milano il 10 febbraio 2018 e lancia un appello ai candidati alle elezioni politiche: #NoCETA o non vi votiamo. Obiettivo: bloccare la ratifica del CETA e cambiare l’agenda commerciale europea.

Bloccare definitivamente in Italia la ratifica del CETA, l’accordo di liberalizzazione commerciale Unione Europea – Canada, come segnale inequivocabile in vista delle europee 2019: basta liberalizzare il commercio a scapito dei diritti, in Italia e in Europa. È l’obiettivo della campagna di pressione #NoCeta #NonTratto, lanciata dalla piattaforma italiana Stop TTIP / Stop Ceta in collaborazione con Arci, Arcs, Assobotteghe, Attac, CGIL, Fairwatch, Greenpeace, Legambiente, Movimento Consumatori, Navdanya International, Slowfood, Terra! e Transform e indirizzata ai candidati alle elezioni nazionali del prossimo 4 marzo.
La campagna continua l’azione capillare che ha bloccato la ratifica del CETA nel 2017 e rimette al centro gli impatti sull’economia, la società e l’ambiente di tutti i trattati simili a questo, valorizzando l’impegno dell’intergruppo parlamentare No CETA e chiedendo a tutti i candidati di aderirvi, confermando l’opposizione a ogni tentativo di ratifica dell’accordo nel nostro Paese e all’imposizione di simili meccanismi nel nostro ordinamento.
Oltre 100 membri del Parlamento, provenienti da diversi schieramenti, hanno aderito all’intergruppo nella scorsa legislatura, perché preoccupati dell’impatto del CETA sul nostro Paese e i nostri diritti. L’azione di questa alleanza, grazie anche al contributo della Campagna Stop TTIP Italia e alle forti prese di posizione di CGIL, di Coldiretti e delle altre organizzazioni #NoCETA, ha guidare in Italia il fronte di opposizione in Europa, grazie al chiaro posizionamento di oltre 1.200 Comuni e 13 Regioni che hanno votato delibere critiche con i trattati, e che impegnano Giunte e Consigli locali a premere su Governo e Parlamento aprendo una riflessione ampia e approfondita nel paese e in Europa.
Un segno del forte radicamento territoriale della Campagna Stop TTIP / Stop CETA, che proprio sui territori tornerà nei prossimi giorni: «Il 10 febbraio associazioni e Comitati di riuniranno a Milano per lanciare la campagna #NoCeta #NonTratto in tutta Italia – spiega Monica Di Sisto, portavoce della campagna – Verrà chiesto a tutti i candidati di sottoscrivere un Decalogo in cui chiediamo l’impegno esplicito di bocciare il CETA e per riaprire un dibattito in Europa sui contenuti e le regole del commercio tra UE e resto del mondo. Serve una vera inversione di rotta dalla liberalizzazione selvaggia degli scambi, per fondare i negoziati su diritti, ambiente e coesione sociale e per evitare di indebolire, con trattati come questo, i servizi pubblici, la sovranità alimentare, la salvaguardia dell’ambiente e delle condizioni di lavoro».

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